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Stefano Gentile

Stefano Gentile, artista nato a Milano, dipinge da solo tre anni. Tuttavia, in questo breve periodo, ha collezionato già due personali in galleria e svariate collettive in tutta italia, compresa una al MACRO di Roma

Prima di dedicarsi all’arte, Stefano ha lavorato per 11 anni in un sex shop di Milano, esperienza che, paradossalmente, considera tra le più formative grazie ai personaggi variopinti coi quali è venuto a contatto, un mondo surreale ed eterogeneo che rappresenta un microcosmo celato dell’umanità.

Ha cominciato la sua carriera nel 2012, dopo aver perso il lavoro a causa della crisi, reinventandosi artista da autodidatta, cavalcando la sua passione per il disegno e per il mondo “geek” e miscelandoli con la sua preparazione storica/umanistica, dimostrando da subito un talento innato nel tratto.
I suoi primi soggetti appartengono tutti al mondo a lui caro dei fumetti, dei documentari e della fantascienza, utilizzandoli, tuttavia, come mezzo pop per rappresentare allegorie della società e dell’animo umano.
Col tempo, Stefano ha cominciato ad appassionarsi ai grandi artisti contemporanei, quelli che considera più radicati nella società, proprio per non tradire la sua volontà di essere, oltre che un artista, un cronista del suo tempo. Artisti come Ron English, Alex Gross, Ishida, Banksy, La Chapelle sono tra i suoi preferiti e formativi.

Quelli che, però, considera come suoi veri maestri non sono stati artisti, ma scrittori come Hemingway, Kafka, Steinbeck, Orwell e registi quali Orson Welles, Martin Scorzese, Woody Allen, Billy Wilder e Christopher Nolan.
Dai primi ha preso la volontà di mettere la tecnica al servizio del messaggio, Il bisogno di raccontare una storia, la capacità di operare attraverso allegorie letterarie e l’amore per le opere di denuncia. Dai secondi ha appreso come impostare il taglio, la fotografia da dare ai suoi quadri, Il saper mettere in scena una storia e una forte dose di ironia e cinismo che non manca mai nei suoi quadri e che considera il vero valore aggiunto della sua arte.

Tutto questo gli è servito per preparare quella che, fin ora, è la sua personale più importante, ossia “Game Over” presso la White Noise Gallery di Roma, in cui Stefano ha messo in scena la storia a lui cara, quella del XX secolo, filtrandola attraverso il suo sguardo ludico e pop, reinventando le immagini che hanno caratterizzato il secolo scorso, dalla caduta del muro di Berlino, a piazza Tiennammen, passando per l’assassinio Kennedy e la tragedia della Shoa, decostruendole e donandogli nuovo significato. In un’era in cui il bombardamento delle immagini e la ricerca ossessiva di foto simboliche ha creato una sorta di assuefazione al dolore, lui è riuscito sia a ridare dignità a quella sofferenza con alcuni pezzi particolarmente toccanti, sia a decostruire, con sapiente ironia, certe icone del passato.

Temi a lui cari rimangono l’infanzia perduta e rubata, l’anti militarismo, i cambiamenti climatici, i disastri ecologici e le disuguaglianze sociali, tematiche sempre accompagnate da buona dose di ironia e sarcasmo, catturando, così, inizialmente, lo spettatore grazie ad una risata, per colpirlo poi se questo si sofferma ad ossrvare con uno sguardo più approfondito.

Le sue opere sono disponibili presso la galleria White Noise Gallery di Roma e la galleria Giuseppe Veniero Project di Palermo. Prossimamente anche presso la galleria Must Gallery di Lugano, Svizzera.

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